LUCA BELLANA

“Mr Bellana, non ho fatto i compiti perché non ho un lapis a casa…”

“Mr Bellana, mia mamma non può aiutarmi a leggere il libro che mi ha dato per casa perché non sa leggere.”

“Mr Bellana, tutto ok, solo che mi fa male la pancia perché non ho fatto colazione… No, non la faccio mai, non c’è niente da mangiare a casa.”

Queste sono solo alcune delle situazioni che mi trovo a fronteggiare ogni giorno nella scuola primaria in cui insegno. Una scuola che sorge nella periferia di Londra, lontano dalle ricchezze e dalle abbaglianti attrazioni del centro, in una zona di svantaggio socio-economico.

Svolgere il mio percorso di ingresso nell’insegnamento con Teach First UK, che prepara nuovi insegnanti e li inserisce in aree di bisogno, mi ha aperto gli occhi su cosa significhi davvero il termine “disuguaglianza educativa”. I miei studenti – bambini pieni di talento, creatività e voglia di imparare – si trovano continuamente di fronte ostacoli e barriere che rendono il loro percorso scolastico – e non solo – molto più difficile rispetto a quello dei loro coetanei più abbienti: se la vita fosse una gara di Formula 1, i miei bimbi purtroppo partirebbero dalle ultime file, lontani da quelli che hanno avuto la fortuna di nascere in famiglie benestanti e che se ne starebbero, invece, nelle primissime file. Quando hai tanta strada in più da fare, beh, non è detto che tu riesca a colmare il gap.

In una situazione come questa, chi può fare davvero la differenza per questi bambini e aiutarli a raggiungere i loro traguardi, i loro sogni, che siano andare all’università o prendere un diploma, fare un lavoro dignitoso che li renda indipendenti, viaggiare etc.? Semplice: io. Io e gli altri insegnanti. Insegnanti formati appositamente, professionisti che credono nelle potenzialità di questi bambini e che sono determinati a guidarli verso il successo scolastico a dispetto delle difficoltà che li circondano.

Quando Teach First ha deciso di inserirmi come insegnante di scuola primaria (mentre io mi ero candidato per la scuola secondaria superiore), ammetto di aver pensato che sarebbe stato semplice: “Che ci vorrà mai a insegnare matematica a dei bambini piccoli? O scienze? Non bisogna avere chissà quali conoscenze. E preparare le lezioni sarà facile, così come correggere il loro lavoro”.

Errore mastodontico. Avendo avuto la fortuna di studiare con i preparatissimi tutor di Teach First e alla UCL University (la prima università al mondo nel campo dell’educazione, partner di Teach First), ho capito quante siano le cose che un insegnante debba fare quotidianamente per potersi definire un vero professionista: lavorare duramente sul proprio sviluppo professionale, prendere decisioni basate su cosa dice la ricerca nell’educazione, tenersi costantemente aggiornato e informato, avere conoscenze almeno basilari delle neuroscienze e di come funziona l’apprendimento. Nessuna scelta deve quindi essere dettata dal semplice buonsenso o sottostare ai vincoli del “si è sempre fatto così, quindi farò così”, ma deve affondare le proprie radici nella pedagogia, nella ricerca in educazione, nelle neuroscienze. Questo è quello che provo a fare quotidianamente, e sta avendo un impatto incredibile sul progresso dei miei studenti.

Inoltre, Teach First mi ha insegnato a comportarmi come un vero e proprio leader in classe, e in quanto leader, il mio dovere è guidare i bimbi a raggiungere gli obiettivi prefissati e dare il meglio di loro stessi: mi vedono coinvolto, interessato, disposto a mettermi in gioco ad ogni lezione, e questo li spinge a fare altrettanto. Come leader, devo anche assumermi le mie responsabilità in caso alcuni obiettivi non vengano raggiunti e capire cosa avrei dovuto fare diversamente, così da progredire professionalmente.

Mi rendo conto che a sentirne parlare per la prima volta, può sembrare un processo ovvio, naturale, facile. Ma non lo è. Quasi mai almeno. Ci sono giorni in cui torno a casa stanco, frustrato; schiacciato dal peso delle responsabilità, mi chiedo se ne valga davvero la pena. Poi penso ai miei trenta bimbi, all’impatto che ho sulle loro vite e a come stiamo combattendo, insieme, per un futuro felice, luminoso. Il futuro che tutti i bambini, di ogni angolo di Londra, di ogni angolo del mondo, dovrebbero avere. E mentre la stanchezza resta, i dubbi vengono spazzati via da una delle poche certezze che ho: diventare un partecipante di Teach First e lavorare nella scuola primaria sono due delle scelte migliori che ho fatto nella vita.

In questi anni mi sono trovato spesso a riflettere sull’impatto che un programma come Teach First potrebbe avere in Italia, un programma che porta in aula giovani leader che ne sposano vision e mission, e sono convinto che i benefici potrebbero essere moltissimi sia per gli insegnanti – che potrebbero contare su un supporto e una professionalizzazione che gli altri programmi di ingresso all’insegnamento al momento non garantiscono, incluso accesso alla ricerca internazionale in educazione – sia soprattutto per gli studenti di scuole in zone di svantaggio socio-economico. I vari programmi nazionali del network Teach For All, di cui Teach First fa parte, hanno un comprovato impatto positivo sulla crescita dei loro partecipanti e sull’apprendimento degli studenti, per questo sono un entusiasta sostenitore di Insegnare per l’Italia e ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza per contribuire al suo sviluppo.